I social che tanto amiamo adulti e piccini, oggi sono pieni di video, commenti e dichiarazioni di “salubrità, digeribilità, qualità e innovazioni sul prodotto pizza”.
Anche chef stellati, dimostratori aziendali, maestri pizzaioli e pizzaioli che hanno varie attività sparse nel paese, utilizzano i social per convincere i consumatori utilizzando a propria interpretazione le nozioni tecniche che girano sui media per fidelizzare i loro chienti.
Utilizzo di erbe medicinali nelle farine costruite in laboratorio, con l’aggiunta di lievito naturale in polvere cui si possono aggiungere addirittura integratori, con aggiunta di grani macinati provenienti da ogni parte del mondo e spacciate per farine italiane, impastate con acqua di mare, con acqua effervescente e molte altre trovate immaginarie che hanno effetto sull’utente finale ma che servono a poco per ottenere un prodotto di alta qualità.
Tutti palliativi che servono alla convinzione per ottenere più credibilità, ma che nella maggioranza delle volte non servono a nulla per aumentare la qualità del prodotto.
Nell’era dell’immagine e degli infuencer non sono importanti i corretti concetti alimentari ma quello che più importa è la facoltà di essere ascoltato e di diventare punto di riferimento e l’acquisizione di follower per essere visti e ottenere consensi.
A nessuno importa realmente realizzare una pizza di qualità dal punto di vista di salubrità del consumatore.
Si utilizzano nel linguaggio tecnico paroloni, misti spesso a termini che non si capiscono, per esprimere concetti tra tradizione e aspetti scientifici, finalizzati a portare acqua al proprio mulino. Anche i professionisti della ristorazione stellata si sono inseriti nel settore Pizza portando, secondo loro, innovazione materie prime eccellenti, innovazioni culinarie da utilizzare come farciture nelle pizze ecc. Tutte belle proposte ma penalizzate dalla poca importanza che questi operatori lasciano alla base della pizza, cioè gli impasti.
Esempi: la pizza senza lievito di Briatore, o quella di Cracco che per ragioni di Marketing provocatorio viene servita mancante di uno spicchio e chi più ne ha più ne metta.
Tutte provocazioni di persone o organizzazioni economiche che spingono il mercato a consumare, forti della loro convinzione di saper convincere un popolo che vive solo di immagine e non di sostanza.
Il brutto è che i pizzaioli si stanno convincendo che la via per migliorare il business sia questa e s’improvvisano maestri, informatori, addirittura capaci di organizzare l’attività di Pizzeria e offrire una specie di piano economico per incrementare gli utili di un’azienda e limitare le perdite (cosa che neanche i commercialisti vogliono fare perché richiederebbero energie economiche non sostenibili da un’attività di pizzeria).
Nessuno e ripeto nessuno, si preoccupa invece di vedere il proprio mestiere dal punto di vista dell’utente finale, per offrire loro una proposta culinaria di alta qualità nutrizionale.
Pizza = Mangiare Sano
Questo il titolo da me scelto per portare all’attenzione dei pizzaioli e dei consumatori finali alcuni aspetti sulla qualità delle pizze proposte sotto forma di: innovazione, alta qualità, digeribilità, ecc..
Oggi è necessario invece che il consumatore finale debba sapere che la pizza è un mangiare sano, che a livello nutrizionale sia un prodotto rispettoso della salute del consumatore e non oltrepassi le calorie necessarie al corpo umano per il nutrimento giornaliero.
La scienza ci insegna che una buona nutrizione deve rispettare la piramide alimentare (foto1) https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/p/piramide-alimentare - la-piramide-alimentare-italiana e le proposte che i pizzaioli mostrano sui social anche quelle che vengono da chef stellati, non tengono conto dell’apporto calorico che una persona deve immettere nell’alimentazione giornaliera altrimenti non si realizzerebbero pizze con farine di forza contenenti moltissimi carboidrati e molte proteine nell’impasto che sommate ai nutrienti delle farciture rendono la pizza una bomba calorica di prolungata digestione.
Mangiare sano è il rispetto della dieta mediterranea come anche l’Università di Harvard dimostra. (foto2) https://nutritionsource.hsph.harvard.edu/healthy-eating-plate/translations/italian/
Il rispetto di queste regole che anche paesi esteri portano come esempio la cultura italiana, a mio parere, deve essere preso in considerazione nel mestiere di pizzaiolo sia esso blasonato o lasciato a pizzaioli appena entrati nel nostro mondo.
Il Pizzaiolo professionista deve tener conto di queste informazioni che il mondo medico da molto tempo ci informa sulla salute delle persone facenti parte della nostra bellissima Italia. Nazione invidiata e presa di esempio da tutto il mondo. (foto3) https://smartfood.ieo.it/media/2221/porzioniefrequenze_smartfoodpdf.pdf
Questo nuovo modo di esprimere le proprie capacità professionali deve, obbligatoriamente, tener conto anche delle porzioni standard per una corretta alimentazione giornaliera che la medicina mette a disposizione della popolazione Italiana. Non basta utilizzare materie prime che le aziende alimentari ci mettono a disposizione, ma tra queste occorre saper scegliere quelle che rispettino un corretto apporto calorico come ci raccomandano gli enti pubblici della Sanità Nazionale e Internazionale.
Oggi più che mai c’è bisogno di calibrare le ricette delle pizze poste a menù molto più di quelle che nel secolo scorso si proponevano ai consumatori finali, perché sono aumentate intolleranze, allergie e quant’altro l’essere umano a incamerato dalla vita frenetica del nuovo millennio. Diventa quindi indispensabile, se si vuole parlare di qualità e benessere nelle proposte di pizze nei ristoranti pizzerie, non esaltare o farsi elogiare le qualità professionali del pizzaiolo, ma mettere in evidenza l’esperienza professionale al servizio del cliente consumatore, perché possa, con la sua sensibilità gustativa, apprezzare il valore di ciò che consuma e che non deve mai essere esageratamente nutritiva perché possa gustarla più frequentemente.
Inutile la guerra dei prezzi, come pure l’immagine pubblica di chi produce la pizza che non qualifica il prodotto perché è presente costantemente nelle tv o sui social, ma deve essere premiato chi si preoccupa del benessere del consumatore. “il premio al merito” nel futuro sarà quello che farà crescere il mondo della pizza, tutto il resto è noia, come citava una famosa canzone del passato.
Renato Andrenelli